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No all'aumento delle aperture domenicali in Veneto
“In un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo, è assurdo proporre l’aumento delle aperture domenicali a fronte degli oltre 400 esercizi commerciali chiusi in Veneto a causa dei costi insostenibili e del calo dei consumi”.
E’ questa la posizione di Pier Giovanni Brunetta, Presidente di Confesercenti Veneto, in risposta all’aumento delle aperture domenicali, dalle dodici attuali a venti, proposta dalla Regione Veneto.
La posizione di Confesercenti è chiara: i negozi di vicinato non sono in grado di sostenere i costi di gestione prodotti dal lavoro festivo e pertanto, con la restrizione del potere d’acquisto delle famiglie e perciò dei consumatori, non vi è alcun beneficio in termini economici: il regalo invece è per la grande distribuzione, ovvero per i centri commerciali che ruotano attorno alle città e possono sostenere il costo del lavoro straordinario e dei turni.
Il Presidente regionale sottolinea inoltre che se si guarda all’Europa, la Germania ha già abolito le aperture di domenica mentre quelle di Francia e Spagna sono inferiori a quelle italiane.
“E’ vero che in Italia esistono realtà differenti tra loro, Lombardia e Friuli Venezia Giulia per esempio hanno un calendario di aperture più ampio rispetto al Veneto – conclude Pier Giovanni Brunetta – ma non per questo dobbiamo copiare i cattivi esempi, anche perché sul piano etico non condividiamo la visione di un consumo 24 ore su 24. Riflettiamo infatti, sulla ricaduta che un tale sistema avrebbe sulle famiglie di chi lavora nel commercio tenendo conto che la maggior parte dei cassieri e dei commessi sono in prevalenza donne”.







